domenica 23 settembre 2007

INTERVISTA CON FORTUNATO CALVINO ALLE PRESE CON L'ADATTAMENTO FILMICO DELLA SUA "ADELAIDE"

“A Napoli non si offre spazio a chi scrive e nonostante nel frattempo sia giunto uno Stabile di nome Mercadante si continua inspiegabilmente a negare ogni possibilità di confronto agli autori emergenti”

Parla l’autore e regista napoletano che, dopo aver scritto a grandi lettere con il testo “Cravattari” il suo nome nella storia della drammaturgia contemporanea, continua ad affermarsi con una serie di scritti teatrali tutti legati ad una dimensione femminile intrisa di dolore, devianze e passioni simbolo di un universo tutto da scoprire.

di Giuseppe Giorgio

Dopo le sue celebrate opere “Cravattari”e “Maddalena” pubblicate nella collana dedicata al teatro da Guida editore e dopo i successi di “Gertrude” e “Malacarne”, Fortunato Calvino da lunedì 24 a venerdì 28 settembre 2007 effettuerà le riprese di Adelaide l’adattamento filmico dal testo già pubblicato con la Siad (Società Italiana Autori Drammatici) che tanto successo ottenne nella stagione teatrale 2005 ora interpretato da Mariano Rigillo ed Imma Piro che ne firma pure la regia. Presente sulla scena contemporanea da molti anni con un susseguirsi di successi davvero entusiasmante, a partire dal “Premio Fava” ottenuto nel 1995 con “Cravattari”, testo diventato in dieci anni di rappresentazioni un vero e proprio emblema per la lotta contro l’usura, Calvino, proponendo attraverso i suoi lavori le sofferenze e le ingiustizie di una società malata, sembra identificare nelle donne dei suoi scritti le immagini di una verità tragica e passionale.

Cosa può dirci a proposito dei suoi personaggi femminili?

Credo siano da analizzare uno per volta. Portano sulle scene la realtà napoletana che vede spesso le donne, una volta coinvolte nella malavita organizzata, rappresentare le tematiche più tristi di una società allo sbando.”

Testi i suoi che diventano commedie di successo ma che a Napoli devono scontrarsi con una realtà teatrale piuttosto difficile?

“Una realtà direi, piuttosto triste, perché nella nostra città l’autore viene spesso tenuto da parte mentre occorrerebbe creare nuovi fermenti per offrirgli la possibilità di proporsi. Napoli, purtroppo, rimane storicamente una città matrigna con la puzza sotto il naso nei riguardi dei suoi artisti. Quasi sempre, i consensi occorre cercarli fuori dalla Campania”.

Tornando indietro negli anni, dopo la morte di Eduardo si è avuto un lungo periodo di buio a livello drammaturgico che sembra continuare fino ai giorni nostri, lei, al riguardo, cosa pensa?

“Penso che vi sono periodi storici a livello ciclico in cui bisogna attendere per trovare nuova linfa e che il vuoto può nascondere un momento di crescita e di decantazione. Purtroppo va detto che dalla fine del periodo eduardiano ad oggi a Napoli si vive una disgregazione della drammaturgia dove persino autori come Annibale Ruccello, che hanno trasferito, come De Filippo e Viviani, la realtà sociale nelle commedie, hanno faticato non poco ad affermarsi nella propria terra. A Napoli, secondo me, non si offre spazio a chi scrive e soprattutto si continua a non mettere a disposizione degli autori emergenti, nonostante nel frattempo sia arrivato uno Stabile di nome Mercadante, la possibilità di confrontarsi, anche solo a livello di lettura, cercando di favorire un futuro fertile alla nuova drammaturgia”.


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