mercoledì 12 settembre 2007

MANLIO SANTANELLI : il drammaturgo emigrante

Reduce dal successo di Benevento Città Spettacolo con “Un eccesso di zelo” il grande commediografo contemporaneo parla della realtà teatrale in Italia.

di Giuseppe Giorgio

Manlio Santanelli, uno dei più fervidi autori teatrali contemporanei di respiro europeo torna nuovamente in primo piano a “Benevento Città Spettacolo” con il suo ennesimo straordinario testo “Un eccesso di zelo” interpretato e diretto da Nello Mascia in scena con Alvia Reale e Fernando Pannullo ed in un’intervista, nel raccontare le sue ultime entusiasmanti esperienze, parla della triste realtà dei teatri a Napoli ed in Italia.

Come osserva il salto nel buio del cosiddetto Post Eduardo?

“Personalmente non credo di averlo avvertito. E penso di averlo dimostrato con “Uscita d’emergenza” dove ho aggiornato la tradizione senza perdere di vista la cultura europea del periodo.”

In cosa, secondo lei, difetta il teatro italiano?

“Soprattutto d’ironia. In Italia vi è o il teatro comico o quello drammatico. Non si riesce più ad affrontare i temi più inconfessabili attraverso un procedimento dissacrante ed ironico.”

Al centro delle sue opere vi è spesso la figura della mamma.

“Ho paura di diventare specialista in tema di madre. Credo che essa sia la prima responsabile della formazione di ognuno di noi. A differenza del mondo animale dove le mamme cacciano via i cuccioli le madri dell’area mediterranea, e non solo, sono gelose della vita dei propri figli e temono che qualcuno li rubi continuando negli anni a governare su di loro. Anche al di fuori della limitazione mediterranea spesso il comportamento materno non cambia tanto che ad Amburgo dopo la rappresentazione di “Regina Madre”una spettatrice mi chiese se avessi conosciuto la sua mamma! Ed è appunto la madre come archetipo che diventa il segreto di una scrittura capace di andare lontano affrontando l’inconscio.”

“Come mai, non esitando ad emigrare continuamente, lei riesce a rappresentare i suoi lavori più all’estero che in Italia?

“Perché all’estero si parte dal copione che viene scelto esclusivamente per la sua qualità e non per altre ragioni come le connivenze politiche ed i contributi governativi.”

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