di Giuseppe Giorgio
NAPOLI – “Una rispettosa e doverosa esposizione in omaggio al grande pittore e scenografo Emanuele Luzzati che, insieme ai bozzetti della costumista Annalisa Giacci si trasforma in un’ottima premessa per la ripresa della sacra rappresentazione della Cantata dei Pastori”.
Così il cantante ed attore Peppe Barra alla presentazione della piccola mostra all’interno del teatro Delle Palme che da giovedì 18 dicembre ospiterà le nuove repliche della celebre opera di Andrea Perrucci, rivisitata dallo stesso Barra e da Paolo Memoli. E così, proprio grazie alle scene dell’artista genovese ed ai costumi della Giaccio, protagonisti anche nel foyer del teatro di via Vetriera a Chiaia, gli attori capitanati dal paladino del “Verbo Umanato”, Peppe Barra, tra cui Umberto Bellissimo nel ruolo di un trascinante ed esilarante “Sarchiapone”, Maria Letizia Gorga, Patrizio Trampetti, Francesca Marini e Gino Monteleone, riporteranno tra il pubblico le immagini di un Natale ancora intriso di religiosità e fede popolare.
“Il lavoro per le scene di questa “Cantata dei Pastori”- ha detto ancora Peppe Barra- è stato l’ultimo che Luzzati e riuscito a portare a termine prima della sua scomparsa. Sono pertanto felice di questo tributo che gli rendiamo per il quale dobbiamo dire grazie anche al Museo Luzzati di Genova che ci ha per così dire prestato alcuni degli elementi dell’esposizione”.
Parlando ora della ripresa della Cantata, in un’epoca dove a dominare sono le guerre e la violenza, quale messaggio può portare un lavoro del genere?
“Un messaggio- risponde Barra- che vuole essere soprattutto di pace ed amore. Ma anche un messaggio teso a fare amare questo tipo di teatro così tanto rappresentato ed al tempo stesso, in questo particolare momento, non rappresentabile. Un lavoro quanto mai oneroso come ad esempio nel caso dell’orchestra dal vivo ed al tempo stesso un lavoro quanto mai di prestigio che vanta anche il Premio degli Olimpici dell’Eti, come migliore spettacolo in musica, ottenuto nel 2004”.
Cosa vuole rappresentare il personaggio dello scrivano Razzullo da lei interpretato da sempre?
“Razzullo è un po’ il ricreare un tipo di Pulcinella che non esiste più. Lo stesso personaggio altro non è che una Pulcinella rielaborato dai Gesuiti che lo trasformarono in un Abate e che purtroppo, oggi, sta scomparendo dalle scene ma non dal cuore dei napoletani in quanto radicato da sempre nell’anima del popolo”.
Perché, secondo lei, nonostante il cambiamento delle usanze popolari, il pubblico continua ad amare così tanto la Cantata dei Pastori?
“Perché riesce ad attrarre non solo gli amanti del teatro ma anche gli estimatori del presepe. La Cantata, è una messinscena che rappresenta la Napoli del presepe. Se, infatti, analizziamo il fenomeno di via San Gregorio Armeno che, dopo essere stata quasi disertata e dimenticata per circa trent’anni, si è improvvisamente riaffollata di migliaia e migliaia di napoletani e stranieri provenienti da tutto il mondo, dobbiamo dedurre che in questo preciso momento storico il popolo che ama il Natale si reca in massa in questo luogo per portare a termine un vero e proprio pellegrinaggio spirituale nell’unica strada al mondo dove si rappresenta ancora il Natale vero”.
In scena fino al prossimo 4 gennaio, così come la mostra sui bozzetti delle scene di Luzzati ed i costumi della Giaccio, la “Cantata dei Pastori” che si avvale della direzione musicale di Ciro Cascino impegnato al pianoforte e di un’orchestra di otto elementi, propone le musiche originali di Lino Cannavacciuolo. Per tutti, un grande momento teatrale, in chiave natalizia che, dal 1699, data in cui il lavoro venne portato per la prima volta in scena, ad oggi, sembra ancora mettere tutti d’accordo.
NAPOLI – “Una rispettosa e doverosa esposizione in omaggio al grande pittore e scenografo Emanuele Luzzati che, insieme ai bozzetti della costumista Annalisa Giacci si trasforma in un’ottima premessa per la ripresa della sacra rappresentazione della Cantata dei Pastori”.
Così il cantante ed attore Peppe Barra alla presentazione della piccola mostra all’interno del teatro Delle Palme che da giovedì 18 dicembre ospiterà le nuove repliche della celebre opera di Andrea Perrucci, rivisitata dallo stesso Barra e da Paolo Memoli. E così, proprio grazie alle scene dell’artista genovese ed ai costumi della Giaccio, protagonisti anche nel foyer del teatro di via Vetriera a Chiaia, gli attori capitanati dal paladino del “Verbo Umanato”, Peppe Barra, tra cui Umberto Bellissimo nel ruolo di un trascinante ed esilarante “Sarchiapone”, Maria Letizia Gorga, Patrizio Trampetti, Francesca Marini e Gino Monteleone, riporteranno tra il pubblico le immagini di un Natale ancora intriso di religiosità e fede popolare.
“Il lavoro per le scene di questa “Cantata dei Pastori”- ha detto ancora Peppe Barra- è stato l’ultimo che Luzzati e riuscito a portare a termine prima della sua scomparsa. Sono pertanto felice di questo tributo che gli rendiamo per il quale dobbiamo dire grazie anche al Museo Luzzati di Genova che ci ha per così dire prestato alcuni degli elementi dell’esposizione”.
Parlando ora della ripresa della Cantata, in un’epoca dove a dominare sono le guerre e la violenza, quale messaggio può portare un lavoro del genere?
“Un messaggio- risponde Barra- che vuole essere soprattutto di pace ed amore. Ma anche un messaggio teso a fare amare questo tipo di teatro così tanto rappresentato ed al tempo stesso, in questo particolare momento, non rappresentabile. Un lavoro quanto mai oneroso come ad esempio nel caso dell’orchestra dal vivo ed al tempo stesso un lavoro quanto mai di prestigio che vanta anche il Premio degli Olimpici dell’Eti, come migliore spettacolo in musica, ottenuto nel 2004”.
Cosa vuole rappresentare il personaggio dello scrivano Razzullo da lei interpretato da sempre?
“Razzullo è un po’ il ricreare un tipo di Pulcinella che non esiste più. Lo stesso personaggio altro non è che una Pulcinella rielaborato dai Gesuiti che lo trasformarono in un Abate e che purtroppo, oggi, sta scomparendo dalle scene ma non dal cuore dei napoletani in quanto radicato da sempre nell’anima del popolo”.
Perché, secondo lei, nonostante il cambiamento delle usanze popolari, il pubblico continua ad amare così tanto la Cantata dei Pastori?
“Perché riesce ad attrarre non solo gli amanti del teatro ma anche gli estimatori del presepe. La Cantata, è una messinscena che rappresenta la Napoli del presepe. Se, infatti, analizziamo il fenomeno di via San Gregorio Armeno che, dopo essere stata quasi disertata e dimenticata per circa trent’anni, si è improvvisamente riaffollata di migliaia e migliaia di napoletani e stranieri provenienti da tutto il mondo, dobbiamo dedurre che in questo preciso momento storico il popolo che ama il Natale si reca in massa in questo luogo per portare a termine un vero e proprio pellegrinaggio spirituale nell’unica strada al mondo dove si rappresenta ancora il Natale vero”.
In scena fino al prossimo 4 gennaio, così come la mostra sui bozzetti delle scene di Luzzati ed i costumi della Giaccio, la “Cantata dei Pastori” che si avvale della direzione musicale di Ciro Cascino impegnato al pianoforte e di un’orchestra di otto elementi, propone le musiche originali di Lino Cannavacciuolo. Per tutti, un grande momento teatrale, in chiave natalizia che, dal 1699, data in cui il lavoro venne portato per la prima volta in scena, ad oggi, sembra ancora mettere tutti d’accordo.
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