venerdì 12 dicembre 2008

IL DE POCHE COME IL SAN CARLINO E LA CORTE DI FRANCIA CON IL PROCESSO A PULCINELLA DI MARCO MANCHISI

di Giuseppe Giorgio
NAPOLI- Riflettendo sul “Processo a Pulcinella” scritto, diretto ed interpretato da Marco Manchisi e rappresentato al “Teatro de Poche” di via Tommasi, non si può fare a meno di pensare ad Anton Giulio Bragaglia. E sempre a proposito dell’ intraprendente ed erudita messinscena, non si può fare a meno di utilizzare le stesse parole usate per presentare la celebre opera del grande storico, tutta dedicata alla popolare maschera. Ed ecco allora che pensando ancora al testo di Manchisi, autore ed attore prolifico, allievo di personaggi storici come Neiwiller e De Berardinis, si può dire che la sua opera è “l’enciclopedia pulcinellesca più originale che si sia mai vista, la summa di tutte le pulcinellate e di tutti i Pulcinelli…” Vittima di una sorta di mitomane che s’improvvisa ora guardia, ora giudice, sottoponendo a stravaganti processi i vagabondi che incontra per strada costringendoli a deliranti confessioni, il Pulcinella di Manchisi, lasciando alle cartoline il Pulcinella dalla maschera nera e dal maglioncino rosso che fuoriesce da colletto e polsini, anche perché l’autore ha ben compreso, a differenza di molti altri, che quest’ultimo particolare era soltanto dovuto ai reumatismi di don Totonno Petito, viaggia deciso partendo dall’antica Grecia attraversando mondi, mitologie e società. Fermandosi al San Carlino, in quel “ Paese di Pulcinella” di Eduardo ed ancora, negli universi glottologici di Giambattista Basile e Raffaele Viviani, il Pulcinella di Manchisi si tinge di umana passione e profonda filosofia pur conservando i tratti del furbastro e trasgressivo personaggio proteso verso ogni forma di illecito e tentazione. Portandolo in scena con agile maestria insieme con Santo Marino nei panni della guardia e del giudice inquisitore, Manchisi utilizzando un’interessante e stilizzata maschera bianca realizzata da Stefano Perocco di Medusa, dona al suo Pulcinella dei tocchi dapprima ancestrali e poi prodigiosamente moderni. Citando nelle sue evoluzioni verbali quel Andrea Calcese detto Ciuccio perfezionatore nella prima metà del Seicento della maschera creata da Silvio Fiorillo e portata poi da Michelangelo Fracanzani alla Corte di Francia, l’autore ed attore Manchisi evocando i fantasmi di personaggi celebri come Verdi, Mascagni fino a giungere allo spettro più famoso della storia teatrale: Amleto, incarnandosi in loro, riesce a mettere insieme con un linguaggio forbito ed accattivante, i canovacci della Commedia dell’Arte, gli allestimenti barocchi ed il teatro di strada. Con estro ed approfondita conoscenza del suo Pulcinella, ora uomo ora burattino appeso ai fili del potere, Manchisi, percorrendo i secoli e l’anima del popolo partenopeo, getta felicemente un fascio di luce su quella che è stata e rimarrà la più famosa ed internazionale maschera di tutti i tempi.

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