sabato 10 gennaio 2009

FILUMENA MARTURANO AL MERCADANTE SECONDO LUCA

di Giuseppe Giorgio
NAPOLI - Appena il tempo di pronunciare battute storiche come “venticinque anni non ti potevano cambiare” ed ancora, “e figlie so’ figlie” e gli immortali Donna Filumena e Don Dumminico Soriano tornano a spadroneggiare in teatro tanto che, prendendo in prestito i corpi di due interpreti come Lina Sastri e Luca De Filippo, i protagonisti di quella che è la più emblematica commedia di Eduardo, “Filumena Marturano”, risalgono in cattedra al Mercadante per far rivivere al pubblico le loro immortali gesta. Ed è appunto dopo aver fatto questa doverosa premessa che bisogna subito osservare come il teatro di Eduardo, sia pure universalmente accettato, possa provocare un effetto paralizzante per la grandiosità delle interpretazioni che lo stesso autore-attore insieme con la sorella Titina, il fratello Peppino, e gli altri grandi artisti che vi si sono cimentati, hanno offerto negli anni. Pur tuttavia, nelle mani del diretto erede Luca che tenta di smantellare quel timore reverenziale innescato dalle opere del grande genitore, la messinscena sembra ricondurre nel presente tutta la magia di papà Eduardo pur scontrandosi con qualche oggettiva difficoltà derivata dall’avanzare dal progresso, vedi, ad esempio, la possibilità di oggi dell’esame del Dna capace di far crollare il piano della mitica donna Filumena basato sul tremendo “uno ‘e chilli tre è figlio a te” e di risolvere velocemente l’atroce enigma del signor Soriano. Mettendo da parte l’evoluzione della scienza e tornando filosoficamente all’opera eduardiana, rispettando e manovrando senza paura alcuna, quello straordinario congegno ricevuto in lascito, Luca, coadiuvato da un regista come Francesco Rosi, prova così a trarre il meglio da una struttura drammaturgica, da un umorismo e da un ritmo narrativo scientificamente dosati. Partendo dalla leggendaria finzione di Filumena, che tenta di sovvertire le leggi di una società crudele ‘cu tutt’’e legge e tutt’’e diritte’, per combattere la sua atavica emarginazione e per far valere il suo stato di madre e di donna e giungendo alla tenerezza di un matrimonio riparatore fuori dal tempo, la nuova versione del celebre lavoro sembra mettere tutti pacatamente d’accordo. Lasciando Filumena, un personaggio che da sempre alberga nel profondo dell’anima di ogni attrice, nelle mani di una artista abituata fin dalla giovinezza ai sentieri del figlio naturale di Scarpetta, come la “rossa” e nell’occasione fin troppo veemente ed infiammata Sastri ed ancora, rimettendo nelle vene del personaggio di Don Domenico lo stesso sangue del suo creatore e primo interprete, grazie ad un Luca in sembianze, abbondantemente serafiche e remissive, il lavoro visto nello Stabile di Napoli dimostra subito la capacità, propria dei grandi testi e dei grandi autori, di affrontare gli anni che passano senza temere gli scaffali da museo. Scritta nel 1945 e presentata al pubblico per la prima volta l’anno dopo, Filumena Maturano, al Mercadante, passeggia così nel tempo ed il fatto di cronaca che oltre sessant’anni fa offrì lo spunto all’autore, sembra tranquillamente trasferirsi in tempi decisamente più moderni. Concentrato di sentimento e di desiderio di maternità, la storia dell’ex prostituta che, per dare un cognome ai suoi tre figli estorce un matrimonio al suo uomo fingendosi in punto di morte, traccia le immagini di un mondo dove a trionfare, oltre all’umanità, è il diritto all’uguaglianza. Dopo aver fatto il giro del mondo e dopo essere stata ripresa più volte negli anni in teatro, in cinema ed in televisione, “Filumena” torna così in scena consentendo alla Sastri che, come attrice è la terza dopo Valeria Moriconi ed Isa Danieli ad impossessarsi del difficile ruolo dopo la morte di Eduardo ed a Luca come responsabile di una pesante eredità, di mettere pienamente a frutto la straordinaria esperienza. Al loro fianco, sempre agli ordini del regista Rosi, lo stesso che incita sfrenatamente Filumena all’aggressività e Domenico alla redenzione, i proverbiali don Alfredo, ordinariamente impersonato da Nicola Di Pinto, la struggente e simpatica Rosalia ben interpretata da Antonella Morea e gli immancabili tre figli, tra i quali, osservando i rispettivi interpreti, vale la pena di citare almeno il camiciaio di Daniele Russo così, come a proposito della cameriera Lucia, va segnalata Gioia Miale. Per “Filumena maturano”, al Mercadante, insomma, preso anche atto della scena di Enrico Job e della sua sontuosa stanza da pranzo dal pavimento inclinato e con un cancello di forgia reale, al posto del comune balcone che si affaccia sul versante del Maschio Angioino, si può serenamente parlare dell’ennesimo successo. E cosi, mentre l’aspirante signora Soriano e Don Domenico provano a proiettarsi in tempi moderni, a trionfare, ancora una volta, su tutto e tutti, è il grande teatro di un genio del Novecento chiamato Eduardo
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