martedì 9 aprile 2013

Loretta Goggi all'Augusteo di Napoli: cordialità senza entusiasmo ed applausi misti fra l'affetto e la cortesia per la prima di "Gypsy"


                        
                                           
Loretta Goggi in "Gypsy"
di Giuseppe Giorgio
NAPOLI-  Grande prova d’artista per Loretta Goggi all’Augusteo, che nei panni di  Rose Elizabeth Thompson Hovick, la testarda “madre padrona” di Rose Louise Hovick, diventata poi la celebre Gypsy Rose Lee e di Ellen Evangeline Hovick, moderatamente conosciuta in cinema e teatro come June Havoc, offre nuova vita alla vera protagonista di “Gypsy”, il musical di Jule Styne con le note di Stephen Sondheim presentato per la prima volta a Broadway nel 1959. Emozionante test, quindi, per una Goggi che tuttavia, nel ritornare in teatro dopo il difficile periodo personale, s’imbatte in un lavoro che, sia pure considerato come uno dei più grandi musical americani di tutti tempi, nel mostrare di colpo tutto il peso degli anni unitamente a delle canzoni non proprio irresistibili, trova nel teatro di piazzetta Duca d’Aosta un’atmosfera di pubblico cordiale ma non certo entusiasta. Ed è con queste premesse che raccontando la vera storia di Gypsy Rose Lee, la “Regina del Burlesque” nell’America degli anni Trenta e di sua madre Rose, donna pronta a sacrificare persino l’infanzia delle sue figlie e la sua vita sentimentale nel nome del successo, Loretta Goggi, propone agli spettatori napoletani un personaggio che sia pure senza spunti violenti, sembra addirittura evocare la figura della protagonista di “Mammina cara” il film biografico ispirato alla vita dell’attrice Joan Crawford. Madre prevaricatrice e donna disposta a tutto pur di vedere le sue figlie nelle vesti di dive dello spettacolo, la Goggi impegnandosi in un ruolo appartenuto negli anni a personaggi come Angela Lansbury, Ethel Merman, Patty Lupone, Bernardette Peters e non ultima Rosalind Russel e paragonato per il suo spessore drammatico alla risposta di Broadway al shakespeariano Re Lear, regala al pubblico una recitazione viva e palpitante  ma che nonostante ciò, spesso s’infrange contro gli scogli di certe lungaggini e situazioni avulse dal tempo. Incitata dal produttore Daniele Luppino e sulla scia della sua solita verve, la Loretta degli sceneggiati “La Freccia Nera” e “Le stelle stanno a guardare”, delle Canzonissime e di Sanremo con “Maledetta Primavera, la Loretta che si ribella in diretta a Mike Bongiorno e che oggi piange a “Domenica In” ricordando il marito Gianni Brezza, nonostante l’adattamento e la regia di Stefano Genovese, deve comunque fare i conti con uno spettacolo di scarsa presa sul pubblico e con un personaggio che non certo l’aiuta per l’innata antipatia e la sua visione distorta della missione materna che lo porta addirittura ad incitare la secondogenita a trasformarsi in una spogliarellista. Con le brave Gisella Szaniszlò ed Eleonora Tata, rispettivamente nei panni delle figlie Gypsy e June ed ancora, tra gli altri, con Sergio Leone e Matteo Tugnoli, il lavoro che si avvale anche della direzione musicale di  Fabio Serri, delle coreografie di Stefano Bontempi, delle scenografie di Matteo Piedi e delle luci di Valerio Tiberi, si adagia sommessamente su quello stesso vaudeville dalle quali le protagoniste della storia reale furono costrette a scappare. Gypsy, in scena all’Augusteo fino al prossimo 14 aprile, in conclusione, non andando al di là, per idee ed intenti, degli originali toni di commedia leggera fatta di prosa, balletti e strofe cantate, fa una discreta figura soprattutto per il nome in cartellone riuscendo a strappare, da quegli spettatori rimasti in sala fino alla fine, applausi misti tra l’affetto e la cortesia per una non condanna finale ma neanche per un’ approvazione.

*Articolo pubblicato sul Quotidiano Roma del 7 febbraio 2013

Nessun commento: