lunedì 22 aprile 2013

"La signora delle mele" all'Augusteo con la coppia Laurito-Zeno dal film di Frank Capra "Angeli con la pistola" che però in teatro non volano più



Marisa Laurito e Giuseppe Zeno
di Giuseppe Giorgio
NAPOLI – Al teatro Augusteo, alla prima de “La signora delle mele”, lo spettacolo liberamente tratto da Riccardo Manaò dalla  novella “Madame la Gimp”  di Damon Runyon, per trarre qualche elemento capace di far scaturire tra il pubblico una sia pure flebile emozione,  occorre pazientemente attendere il secondo tempo. Tant’è che con due protagonisti come Marisa Laurito e Giuseppe Zeno, la prima parte della commedia con musiche, ispirata al celebre film del 1961 di Frank Capra “Angeli con la pistola” a sua volta remake del film del 1933 “Signora per un giorno” dello stesso regista, sembra proporre tanti frammenti di situazioni staccati tra loro per i quali spetta per lo più agli spettatori metterli insieme così come si potrebbe fare con i tasselli di un mosaico. Diretto da Bruno Garofalo lo stesso che ha curato pure le scenografie,  con le referenze derivate dalle canzoni di Nicola Piovani composte con i versi di Oscar Cerami, lo spettacolo lascia tutti nella speranzosa attesa di un decollo che fino alla chiusura del sipario tarda ad avvenire. Sullo scenario newyorkese di una Broadway datata 1933 animata da personaggi appartenenti a qual contesto post- proibizionismo fatto di razzismo, malavita organizzata e jazz, la storia su cui si basa la messinscena  e che vede i protagonisti Annie, detta “la signora delle mele” ( Marisa Laurito) e  Dave lo sciccoso ( Giuseppe Zeno) dare vita ad una sorta di scarpettiana “Miseria e Nobiltà” moderna, sembra non avere eccessiva presa su di pubblico che dall’inizio alla fine attende invano un momento capace di coinvolgerlo veramente. Ed è così che la storiella dell’ elegante gangster dal cuore d’oro, che organizza con mafiosi e poco di buono, travestendoli da nobili e altolocati, una falsa festa dell’alta società per aiutare la sua amica vagabonda creduta ricca dal nobile fidanzato della figlia, non suscita certo eccessiva ansia o coinvolgimento. Per tutti, una più che nutrita compagnia dalla confusa identità artistica dove, oltre a Giuseppe De Rosa, Mimmo Esposito e Antonio Ferrante, vi sono attori (o meglio sarebbe dire soldati di ventura del palcoscenico) che fanno i cantanti ed i ballerini, ed ancora, dove vi sono cantanti e ballerini che fanno gli attori, soprani che non cantano, un interprete teatrale blasonato come Mario Santella che fa il brillante e che appena lo si vede in scena con l’alibi del cameo ed un cantante chiamato Charlie Cannon, il quale, dopo aver partecipato a tournèe internazionali con Milva, Renato Zero e Zucchero ed ancora, dopo aver fatto il vocalist dei Platters, aver collaborato con direttori d’orchestra come Ortolani e  Trovajoli ed aver composto per Amii Stewart, duetta con una Marisa Laurito, sia pure microfonata, non proprio in voce. Ed è con queste prerogative che lo spettacolo,  tra il sogno e la favoletta dei cattivi che aiutano i più deboli, va avanti fino al finale, ossia fino a quando la chimera dei diritti dei più deboli che prevalgono sui forti, conduce tutti sulla strada dell’onestà. Provando a toccare quelle sensibili corde dell’animo umano,  con qualche tentativo di comicità e qualche coreografia di Enzo Castaldo unitamente alle canzoni di Piovani, “La signora delle mele” conquista così gli applausi di cortesia della platea dove, tra le fans di Giuseppe Zeno, ma meglio sarebbe dire del “malese” e gli irriducibili ammiratori di quella stessa Laurito che nel 1989 a Sanremo cantò “Il babà è una cosa seria”, a serpeggiare, oltre alla cordialità, non è certo l’entusiasmo.   

Articolo pubblicato sul quotidiano Roma del 22 aprile 2013

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